News

In questo momento drammatico, anche VipLab vuole dare il suo punto di vista sull’emergenza Coronavirus. Ecco una profonda e obiettiva riflessione della nostra Dottoranda Selina Pasquero:

STIAMO GUARDANDO NELLA DIREZIONE SBAGLIATA…

Negli ultimi giorni assistiamo ad una virale diffusione sui social di “teorie del complotto” riguardanti l’origine del virus SARS-CoV-2 (anche noto come HCoV-19), ovvero l’agente che provoca la polmonite COVID-19. Che sia creato dagli americani per distruggere l’economia cinese o sviluppato nei laboratori cinesi e poi sfuggito al controllo, queste teorie concordano su un punto: il virus è artificiale, creato in laboratorio come un moderno mostro di Frankenstein.

Idee spaventose, certo, ma da Biotecnologa quale sono mi permetto di portare alla vostra attenzione una possibilità ancora più spaventosa: il virus HCoV-19 si è evoluto naturalmente, completamente fuori dal controllo umano ma a causa nostra, perché siamo stati noi uomini a creare la situazione ambientale perfetta perché nascesse.

Ancora più preoccupante è il fatto che sapevamo che sarebbe successo, lo sapevamo ma non abbiamo fatto niente. Negli ultimi 50 anni il salto di specie di un patogeno da una specie selvatica all’uomo è diventato spaventosamente frequente. Gli HIV (HIV-1 e HIV-2) e Ebola sono tra quelli più tristemente famosi ma che dire di dengue, febbre gialla, vaiolo delle scimmie, febbre emorragica del Nilo, Nipah, Hendra, SFV (virus schiumoso delle scimmie), Hantan… solo per citarne alcuni e solo parlando di virus.

Questa frequenza così elevata non è casuale, siamo noi a provocarla andando a perturbare ecosistemi dove i patogeni e le loro specie ospiti hanno vissuto insieme coevolvendo per miglia di anni. L’attività umana riduce sempre più l’habitat naturale di questi patogeni esercitando così su di loro una fortissima selezione naturale che premierà coloro che diventeranno in grado di infettare noi uomini. Per dirla in altre parole: se fai tutti i giorni il bagno in un tratto di mare pieno di squali prima o poi verrai mangiato, soprattutto se gli squali non trovano più le loro prede abituali.

Da anni la comunità scientifica tenta di metterci in guardia dalle infezioni emergenti e dal salto di specie. Tredici anni fa usciva sulla rivista Clinical Microbiology un articolo intitolato “Severe Acute Respiratory Syndrome Coronavirus as an Agent of Emerging and Reemerging Infection”, nell’introduzione possiamo leggere quanto segue: Il riemergere della SARS alla fine del 2003 dopo la ripresa del mercato faunistico nella Cina meridionale e la recente scoperta di virus molto simili nei pipistrelli, ha suggerito che la SARS può tornare se le condizioni sono adatte per l'introduzione, la mutazione, l'amplificazione e la trasmissione di questo pericoloso virus.

Quando guidiamo una macchina speriamo sempre di non avere incidenti eppure le nostre automobili sono dotate di cinture di sicurezza ed air bag. Allo stesso modo il rischio di un’epidemia portata da un patogeno emergente era concreto, eppure non abbiamo fatto niente per prepararci. Niente piani di emergenza per la gestione di epidemie, pochi finanziamenti alla ricerca per cercare di identificare i candidati più probabili e prevenirli.

Ora tutti cercano disperatamente un colpevole per la creazione di questo virus, si affrettano ad additarlo come creatura di laboratorio spostando così l’attenzione dal problema reale. Se ci culliamo nella falsa convinzione che sia un mostro creato in laboratorio non prenderemo nessuna precauzione e la prossima volta ci faremo cogliere di nuovo impreparati.

Perché ci sarà una prossima volta.

Sarà tra dieci, venti o quarant’anni? Sarà di nuovo un virus o un batterio? Si manifesterà nella foresta pluviale o in un sovraffollato allevamento intensivo di bestiame? Si diffonderà per via aerea o attraverso la puntura di una zanzara? Attaccherà il sistema immunitario, i polmoni o il sistema nervoso rischiando di causare danni permanenti anche a chi sopravvive all’infezione?

Sono tutti scenari che potrebbero verificarsi e per cui possiamo e dobbiamo preparaci. Sta a noi scegliere se essere una preda facile per i patogeni del futuro o se imparare qualcosa dalla pandemia che siamo vivendo adesso e preparaci ad affrontare quella che verrà.

E tra le cose che dobbiamo imparare ce n’è una che forse è la più importante: problemi globali necessitano soluzioni globali. Vinceremo la battaglia contro le malattie del futuro solo collaborando e lottando insieme.

Se qualcuno fosse interessato potete leggere l’articolo citato al seguente link: https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC2176051/